09.dic.2013 Dal design dei servizi tradizionali al design dei servizi collaborativi: il mio intervento a Sharitaly (e le slides).

sharitaly

Daniela Selloni

Venerdì 29 novembre a Milano si è tenuto Sharitaly, il primo evento dedicato all’economia collaborativa in Italia organizzato da Collaboriamo. La mattina ha visto una fitta agenda di interventi, a partire dell’introduzione al contesto internazionale di Aprile Rinne a una panoramica della situazione italiana descritta da Marta Maineri. Ho portato il mio contributo di service designer e ricercatrice, raccontando come, in un’economia sempre più orientata ai servizi, sia fondamentale progettarli bene, renderli efficaci, efficienti, piacevoli, sostenibili sia dal punto di cista ambientale che sociale.

Ho cercato poi di fare un passettino in avanti nell’analisi, per capire cosa significhi progettare servizi al tempo della sharing economy. Da una parte comporta la messa a fuoco di nuovi modelli di servizio, dall’altra la nascita di nuovi “luoghi per i servizi”, ossia spazi di coprogettazione e coproduzione con gli utenti-cittadini.

Nel focus sui nuovi modelli di servizio ho utilizzato una versione semplificata di uno strumento di visualizzazione tipico del design dei servizi, il blueprint, cercando di mostrare come nei servizi collaborativi non abbia senso parlare di linea della visibilità tra back-office e front-office, la quale in un certo senso diventa “linea della trasparenza“. Ho inoltre cercato di approfondire la dinamica relazionale che si esplica nei servizi collaborativi, mostrando come si passi da un modello dualistico provider-utente, a un modello plurale utenti-utenti.

Ho poi concluso raccontando come nelle nostre città stiano nascendo degli spazi di co-progettazione che riguardano non solo i prodotti, ma anche i servizi, in particolare portando l’esempio della sperimentazione Cittadini Creativi, che ho condotto a nella zona 4 a Milano tra febbraio e luglio 2013. Cittadini Creativi è il prototipo di un “fab-lab di servizi“, un luogo dove designer, cittadini, istituzioni e stakeholder locali si incontrano per coprogettare e coprodurre servizi per la vita quotidiana nel quartiere. I risultati di questa sperimentazione sono sei concept di servizio che potrebbero evolversi come forme di secondo welfare o potenziali nuove imprese sociali.

Non ho nessuna conclusione da portare, se non studi e sperimentazioni in corso, il cantiere è aperto: in questo momento il focus è sul processo e sulla sua capacità di attivare risorse locali e di creare innovazione sociale.

qui è possibile scaricare le slides dell’intervento.

Sharitaly is the first event dedicated to the sharing economy in Italy, it took place in Milan on November 29th and it was organized by Collaboriamo. During the morning, Aprile Rinne provided a general overview of collaborative consumption, then Marta Maineri presented an in-depth analysis of the sharing economy in Italy. My contribution as service designer and researcher was focused on the importance of designing services, because our contemporary economy is service-oriented. That’s why services must be effective, efficient, pleasant, sustainable from both from environmental and social point of view.

I tried to move forward in the analysis, in order to better understand what does it mean to design services in times of sharing economy. From one hand, it requires to focus on new service models, on the other hand to explore on the birth of new service places, such as codesign and coproduction spaces with users/citizens.

In my focus on new service models I used a traditional visualization tool, the blueprint, aiming at showing the uselessness of the visibility line between front stage and back stage of the service, and its transformation in “transparency line”. I also tried to deepen the relational dynamics within collaborative services, showing the shift from a dualistic model provider-user to a plural model users-users.

I concluded focusing the birth of new service places in our cities, not only related to the codesign of products but also of services, bringing the example of my experimentation Creative Citizens conducted in zone 4 in Milan, between February and July 2013. Creative Citizens is the prototype of a “fab-lab of services“, a place where citizens, designers, institutions and local stakeholder meet to codesign and coproduce services for daily life within the neighbourhood. The results of this experimentation are six service concepts that may evolve in new forms of second welfare or potential social enterprises.

I have not definitive conclusions to bring, just studies and experiments in progress, but in this specific moment the focus is on the process and on the ability of attracting local resources to foster social innovation.

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