13.gen.2014 Mapping Government Innovation Labs / Una mappatura dei lab di innovazione nella sfera pubblica

Gov Innovation Labs

Gov innovation labsDuring my period as visiting scholar at Parsons DESIS Lab, within Parsons The New School for Design in New York, I developed a map to illustrate the emergence of Government Innovation Labs across the world.

I worked with Eduardo Staszowski, the Director of Parsons DESIS Lab and we were advised by Christian Bason (Director MindLab) and Andrea Schneider (Public By Design).

Our aim was to move a first step towards understanding different models and platforms that promote innovation in the public realm. The idea was to put a light on this trend and hopefully to provoke a meaningful debate within our community.

One of the main purposes was to analyze the role of governments within these labs, starting from the stronger one to the weaker one, from being the owner of the lab to the position of simply endorsing it.

Another objective was to identify their different activities, in order to understand if they are more research-oriented or result-oriented: they may act as research centres or as start-up incubators or as advice agencies. Furthermore, investigating on the role of design was a key issue: we discovered that many of them have a design thinking approach, and also design for services plays a strategic role, because many of these labs are actual service-providers.

The initiative is part of the Public and Collaborative NYC, which is a program of activities, developed by Parsons DESIS Lab to explore how public services in New York City can be improved by incorporating greater citizen collaboration in service design and implementation.

The illustrations and graphic design were created by Amy Findeiss.

Click here to download the map.

Durante il mio periodo come visiting scholar presso il Parsons DESIS Lab, all’interno della Parsons The New School for Design a New York, ho lavorato allo sviluppo di una mappa che riassumesse il fenomeno dei Government Innovation Labs che stanno emergendo in molte città del mondo negli ultimi anni.

Ho collaborato con Eduardo Staszowski, direttore del  Parsons DESIS Lab e ci siamo avvalsi della consulenza di Christian Bason (direttore del MindLab) e di Andrea Schneider (Public By Design).

Il nostro obiettivo era di muovere un primo passo nella comprensione dei vari modelli di lab e piattaforme che promuovono l’innovazione nella sfera pubblica, cercando di mettere in evidenza questo fenomeno per stimolare un dibattito all’interno della comunità.

Uno dei principali scopi era  capire quale fosse il grado di investimento pubblico in questi laboratori, partendo da una posizione forte nella quale lo stato (in forma di un ministero o quant’altro) può essere il proprietario e finanziatore di uno di questi centri,  fino a una posizione più “leggera” nel quale lo stato (ad esempio il comune o un ente locale) fornisce solo il patrocinio.

Altro obiettivo era identificare le tipologie di attività svolte, da quelle più analitiche di ricerca a quelle più orientate al risultato, per cui tali lab possono essere talvolta dei centri di ricerca, talvolta degli incubatori di impresa, talvolta sono più simili a delle agenzie di consulenza. Una questione rilevante è stata inoltre focalizzare il ruolo del design all’interno di questi luoghi, per scoprire poi che molti di essi dichiarano di utilizzare un approccio design thinking, ma è soprattutto il design dei servizi a giocare un ruolo fondamentale, proprio perché molti di questi lab sono dei veri e propri fornitori di servizi.

L’iniziativa di mappare i Government Innovation Places fa parte della ricerca the Public and Collaborative NYC, sviluppata all’interno del Parsons DESIS Lab, al fine di esplorare come i servizi pubblici a New York possano essere migliorati attraverso una maggiore collaborazione dei cittadini nelle fasi di progettazione e implementazione del servizio.

Le illustrazioni e la grafica sono a cura di Amy Findeiss.

La mappa è disponibile cliccando qui.

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10.gen.2014 2014 Nuove storie di service design e social innovation

2014

Buon anno a tutti da microsuper, in attesa di nuove storie di service design & social innovation.

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09.dic.2013 Dal design dei servizi tradizionali al design dei servizi collaborativi: il mio intervento a Sharitaly (e le slides).

sharitaly

Daniela Selloni

Venerdì 29 novembre a Milano si è tenuto Sharitaly, il primo evento dedicato all’economia collaborativa in Italia organizzato da Collaboriamo. La mattina ha visto una fitta agenda di interventi, a partire dell’introduzione al contesto internazionale di Aprile Rinne a una panoramica della situazione italiana descritta da Marta Maineri. Ho portato il mio contributo di service designer e ricercatrice, raccontando come, in un’economia sempre più orientata ai servizi, sia fondamentale progettarli bene, renderli efficaci, efficienti, piacevoli, sostenibili sia dal punto di cista ambientale che sociale.

Ho cercato poi di fare un passettino in avanti nell’analisi, per capire cosa significhi progettare servizi al tempo della sharing economy. Da una parte comporta la messa a fuoco di nuovi modelli di servizio, dall’altra la nascita di nuovi “luoghi per i servizi”, ossia spazi di coprogettazione e coproduzione con gli utenti-cittadini.

Nel focus sui nuovi modelli di servizio ho utilizzato una versione semplificata di uno strumento di visualizzazione tipico del design dei servizi, il blueprint, cercando di mostrare come nei servizi collaborativi non abbia senso parlare di linea della visibilità tra back-office e front-office, la quale in un certo senso diventa “linea della trasparenza“. Ho inoltre cercato di approfondire la dinamica relazionale che si esplica nei servizi collaborativi, mostrando come si passi da un modello dualistico provider-utente, a un modello plurale utenti-utenti.

Ho poi concluso raccontando come nelle nostre città stiano nascendo degli spazi di co-progettazione che riguardano non solo i prodotti, ma anche i servizi, in particolare portando l’esempio della sperimentazione Cittadini Creativi, che ho condotto a nella zona 4 a Milano tra febbraio e luglio 2013. Cittadini Creativi è il prototipo di un “fab-lab di servizi“, un luogo dove designer, cittadini, istituzioni e stakeholder locali si incontrano per coprogettare e coprodurre servizi per la vita quotidiana nel quartiere. I risultati di questa sperimentazione sono sei concept di servizio che potrebbero evolversi come forme di secondo welfare o potenziali nuove imprese sociali.

Non ho nessuna conclusione da portare, se non studi e sperimentazioni in corso, il cantiere è aperto: in questo momento il focus è sul processo e sulla sua capacità di attivare risorse locali e di creare innovazione sociale.

qui è possibile scaricare le slides dell’intervento.

Sharitaly is the first event dedicated to the sharing economy in Italy, it took place in Milan on November 29th and it was organized by Collaboriamo. During the morning, Aprile Rinne provided a general overview of collaborative consumption, then Marta Maineri presented an in-depth analysis of the sharing economy in Italy. My contribution as service designer and researcher was focused on the importance of designing services, because our contemporary economy is service-oriented. That’s why services must be effective, efficient, pleasant, sustainable from both from environmental and social point of view.

I tried to move forward in the analysis, in order to better understand what does it mean to design services in times of sharing economy. From one hand, it requires to focus on new service models, on the other hand to explore on the birth of new service places, such as codesign and coproduction spaces with users/citizens.

In my focus on new service models I used a traditional visualization tool, the blueprint, aiming at showing the uselessness of the visibility line between front stage and back stage of the service, and its transformation in “transparency line”. I also tried to deepen the relational dynamics within collaborative services, showing the shift from a dualistic model provider-user to a plural model users-users.

I concluded focusing the birth of new service places in our cities, not only related to the codesign of products but also of services, bringing the example of my experimentation Creative Citizens conducted in zone 4 in Milan, between February and July 2013. Creative Citizens is the prototype of a “fab-lab of services“, a place where citizens, designers, institutions and local stakeholder meet to codesign and coproduce services for daily life within the neighbourhood. The results of this experimentation are six service concepts that may evolve in new forms of second welfare or potential social enterprises.

I have not definitive conclusions to bring, just studies and experiments in progress, but in this specific moment the focus is on the process and on the ability of attracting local resources to foster social innovation.

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03.dic.2013 Progettare la città con gli abitanti: Talking Transition, il forum di partecipazione del nuovo sindaco De Blasio a New York

talking transition

talking

talking

Ho avuto l’occasione di visitare e partecipare a Talking Transition, il forum di consultazione cittadina che il nuovo sindaco De Blasio ha messo in piedi per facilitare la “transizione” tra la nuova gestione e quella precedente.

Il “forum” in realtà è un formato innovativo di partecipazione, che consiste in una struttura temporanea, un padiglione traslucido posto a Canal Street, più una parte mobile, una sorta di camper che fa il giro della città, quartiere per quartiere, e va a trovare i cittadini direttamente nel proprio contesto. Il tutto per circa due settimane, dal 9 al 23 novembre 2013.

L’idea di chiedere direttamente ai cittadini cosa gli interessa, quali idee hanno per la loro vita quotidiana, non è mai stata messa in scena in maniera così esplicita da un sindaco, il dispendio di forze messo in campo è davvero ingente.

All’interno della struttura troviamo vari spazi con funzioni differenti: vi sono luoghi di pura consultazione e altri dedicati a conferenze e workshop.

Nell’area di consultazione è possibile esprimere una valutazione sul proprio quartiere tramite un’interazione con iPad, svolgendo un piccolo questionario. Vi è poi una grande bacheca dove lasciare la propria opinione su differenti argomenti: trasporti, salute, sicurezza, cultura, ambiente, lavoro, casa, istruzione, spazi pubblici e verde urbano. Il risultato è una parete stracolma di suggerimenti: lo spazio è stato realmente frequentato e utilizzato, oltre che esser stato ben progettato usando strumenti di co-design e ricerca sociale.

L’area di “conversazione” sulla città ha ospitato molti workshop “di massa”, davvero impressionanti per la quantità di persone coinvolte e la macchina organizzativa impiegata. Nella fitta programmazione erano inoltre presenti momenti di confronto con vari esperti, su temi come la creazione collettiva di policy, resilienza delle città, immigrazione, invecchiamento della popolazione ecc.

In questo momento lo staff di Talking Transition sta organizzando la restituzione pubblica dei risultati, in modo che questi siano condivisi e parte di un programma comune.

L’esperimento è interessante e potrebbe costituire un formato da riutilizzare, non soltanto per gestire le “transizioni” da una gestione ad un’altra, ma per attivare inedite modalità di engagement e di empowerment nei cittadini su varie tematiche.

Designing the city with its residents: Talking Transition, a forum of civic participation organized by new mayor De Blasio in NYC

I had the chance to participate to “Talking Transition“, a forum of civic consultation to voice citizens’ views to the incoming mayoral administration of Bill de Blasio.

This forum is an original format of participation: there is a temporary pavilion, a translucent pop-up tent on Canal Street and a mobile structure with teams roaming the city’s boroughs to reach residents directly in their neighbourhoods. The programme lasted for two weeks, starting from November 9th with a final event on November 23th.

The idea of asking directly to citizens what are the most important topics, what kind of suggestions they have to improve their daily life is quite innovative, because no other mayor had done this in such explicit way, with such expenditure of energy.

Within the pop-up tent there are spaces with different functions: some areas are dedicated to consultation others to conferences and workshops.

In the consultation area it is possible to evaluate a specific neighbourhood by doing a short survey on iPad. There is also a big bulletin board where it is possible to deliver suggestions on different topics: transportation, health and social care, public safety, environment, culture, housing, job, education, parks and public spaces. The result is a wall packed with tips: this space was really popular and used, also because it was done using tools of co-design and social research.

The “conversation area” hosted many massive workshops, really impressive for the number of people involved and the efficient organization. The scheduling also proposed opportunities for discussion with various experts on topics such as public policy, city resilience, immigration, aging and so on.

Currently, the staff of Talking Transition is synthesising the results of such big consultation, in order to widely share them as a part of a common programme.

The experiment is very interesting and it could be a novel format to be reused, not only to manage the “transition” from one administration to another, but also to foster new forms of engagement and empowerment for the citizens around various issues.

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16.ott.2013 Il dilemma tra avere il service designer interno o esterno all’azienda: l’interessante caso del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center a New York, un nuovo “co-design place”

service design health care

Così come è accaduto per il designer di prodotto, anche per il designer dei servizi si sta ponendo la possibilità di lavorare all’esterno di un’azienda, o di farlo dall’interno, istituendo un area disciplinare apposita. Quest’ultimo caso è particolarmente valido quando si lavora a stretto contatto con gli utenti, ossia quando è necessario tenere un approccio user centred design e avviare possibilmente attività di co-design con gli utenti.

Nascono spesso in questo modo dei veri e propri co-design places, all’interno di luoghi insoliti, come ad esempio all’interno del centro medico da poco visitato presso il Chrysler building a New York: il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center.

All’interno di questo centro vi è un’area di Strategic Planning & Innovation, con uno spazio dedicato alle attività di due service designer, che stanno sviluppando una ricerca a lungo termine, mappando i costumer journey di tutti gli attori chiave: quindi non solo i pazienti, ma anche i visitatori, i medici e tutto il personale impiegato. Si sta cercando di capire come far funzionare al meglio il “sistema- ospedale”, offrendo servizi in grado di sviluppare processi empatici con gli utenti, cosa ancor più necessaria nell’ambito delicato delle terapie per il cancro.

Non mi è possibile esporre in maniera completa la ricerca, perché si tratta di dati sensibili. Ma sicuramente è stato molto interessante vedere all’opera due service designer, Alice Ro e Miki Aso, in questo ambito, utilizzando molti degli strumenti classici del design thinking e del service design, interagendo poi con molteplici figure professionali.

Il service design in campo sanitario sta acquisendo sempre più importanza: negli US e UK già da tempo si stanno studiando approcci user centred sui pazienti, ma indubbiamente solo attuando vere e proprie attività di progettazione partecipata si riesce a esplicitare il passaggio dalla fase analitica sui problemi a quella sintetica di progettazione dei servizi .

Sarebbe interessante continuare l’indagine su dove altri co-design places si stiano sviluppando, e come le attività di service design non siano più soltanto consulenze offerte da studi e agenzie creative, ma competenze necessarie da avere internamente in tutti quei luoghi dove l’offerta servizi risulta essere cruciale, gli ospedali ne sono un esempio, così come lo è tutta l’area del servizio pubblico.

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26.set.2013 Arte pubblica per rivitalizzare i quartieri: nuove forme di partecipazione nel Bronx con The Gramsci Monument.

daniela selloni

daniela selloni

daniela selloni

daniela selloni

daniela selloni

daniela selloni

La scorsa settimana sono stata alla festa di chiusura di The Gramsci Monument, un progetto di arte pubblica che per tutta l’estate ha animato un’area del Bronx, a New York.

The Gramsci Monument non è facilmente definibile: è qualcosa a metà tra installazione, workshop, evento, teatro, festa di quartiere permanente, centro per l’informazione con giornale e radio…L’idea è venuta all’artista svizzero Thomas Hirschhorn: sempre più spesso l’arte esce dai musei e le gallerie per andare in strada e raggiungere direttamente le persone.

In questo caso raggiunge gli abitanti delle Forest Houses nel Bronx, luogo considerato pericoloso e violento nell’immaginario comune: oggi non lo è più, ma certamente è molto lontano da quello che accade nella vicina e sfavillante Manhattan.

Thomas Hirschhorn ha stabilito un contatto con l’associazione dei residenti delle Forest Houses e insieme hanno costruito l’installazione, condividendo il progetto e creando posti di lavoro temporanei: sono stai coinvolti 15 abitanti pagati 12 dollari all’ora per due mesi, il che supera la paga media di New York che è circa 7,5 dollari.

Il risultato è una struttura a metà tra palafitta, casa sugli alberi, ponte sospeso, navicella spaziale…è in legno e nastro adesivo, tutte le scritte e la segnaletica sono realizzate a mano. La “struttura” ospita un teatro, un laboratorio e per bambini, la sede di una radio, la redazione di un giornale, un bar, una libreria, spazi ricreativi…Ma soprattutto ogni cosa è ispirata a Gramsci e al suo pensiero: The Gramsci Bar, The Gramsci Newspaper, The Gramsci Library. E’ stato davvero inusuale vedere un murales dedicato a Gramsci nel Bronx, e vedere scritte le sue frasi celebri: “La qualità dovrebbe essere attribuita agli uomini e non alle cose” o” Sono pessimista con l’intelligenza ma ottimista per la volontà”. Così come è stato davvero divertente vedere come tutti i residenti fossero molti edotti sulla figura di Gramsci, fondatore del partito comunista italiano e così appassionati del suo pensiero.

Tutto questo mi ha fatto pensare che l’arte pubblica è un ottimo mezzo per avvicinarsi alle comunità e innescare poi processi di partecipazione e co design, c’è sicuramente molto da imparare dagli approcci messi in campo da artisti sensibili come Thomas Hirschhorn.

Public art for revitalising neighbourhoods: new kinds of participation within The Gramsci Monument in the Bronx

Last week I went to the closing event of  The Gramsci Monument , a project of public art for revitalizing one specific area of the Bronx (NYC) during the summer.

It is difficult to find an appropriate definition for The Gramsci Monument, it is something in between installation, workshop, event, theatre, neighbourhood party, information centre provided with radio and newspaper…The idea comes from a Swiss artist, Thomas Hirschhorn: art is leaving behind museums and galleries and it is to occupying the streets and reaching people in a more direct way.

In this specific case is reaching Forest Houses’ residents, in the Bronx, a place considered dangerous and violent in common imaginary, now it has changed but it is still quite different from the sparkle Manhattan.

Thomas Hirschhorn contacted Forest Houses residents and they built together the installation, sharing the project and also creating temporary job opportunities: 15 residents have been involved, with a pay of 12 dollars/hour, which is much more than the average pay in New York (7,5 dollars/hour).

The final result is a structure in between a palafitte, a tree house, a suspension bridge, a spaceship… it is made of wood and masking tape, every text is hand-written.

The “installation” hosts a theatre, a kids workshop, a bar, a library, recreational spaces…And above all everything is inspired by Gramsci and his philosophy: The Gramsci Bar, The Gramsci Newspaper, The Gramsci Library. It has been very unusual to see a Gramsci graffiti in the Bronx, and also to see his famous sentences: Quality should be attributed to human beings not to things”or “I am a pessimist because o f intelligence but I am optimist because of will”.

As well as it has been amazing to notice how residents were aware on the role of Gramsci, founder of the Italian Communist Party and so fond of his thought.

This project has make me think how public art could be a powerful tool to get in touch with local communities and to boost participation and co design process. Many lessons learnt from the artistic approach of Thomas Hirschhorn.

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10.ago.2013 Microsuper va in vacanza

vacanze 2013

Buon agosto a tutti!

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30.lug.2013 L’estate calda dell’innovazione sociale: due summer school di qualità in location d’eccezione

summer school

L’estate italiana dell’innovazione sociale offre due summer school che, oltre ad essere occasioni di insegnamento/apprendimento, sono pronta a scommettere diventeranno luoghi di dibattito, luoghi vivi, dove si genereranno progetti e legami che in qualche modo costituiranno essi stessi una bozza di innovazione sociale. Si svolgeranno entrambe al sud, in Basilicata e Campania.

Ad una di queste summer school vi ho partecipato l’estate scorsa in qualità di docente, mi riferisco alla RENA summer school, già arrivata alla terza edizione, che reinterpreta ogni anno il tema del Buon Governo e della Cittadinanza responsabile. Dal 25 al 30 agosto, a Matera, presso l’incubatore Rioni Sassi, si terrà un programma fitto, focalizzato su Politica e Nuove Tecnologie, Democrazia diretta, Crowd Funding e Beni Comuni, Innovazione e Imprenditoria Sociale e tanti altri temi a questi incrociati. E’ previsto inoltre un incontro pubblico con Corrado Passera. La summer school di RENA si è in parte sostenuta con un crowd funding on-line, ha già selezionato i suoi 30 partecipanti dopo aver ricevuto ben 135 candidature. RENA è un’associazione indipendente e animata da volontari che io chiamo eroi, che da tempo si sta dando da fare per cambiare l’Italia e farne “un paese aperto, responsabile, trasparente, equilibrato.” Ha già dimostrato inoltre un’attenzione particolare alla disciplina del service design, applicata al settore pubblico e all’economia collaborativa.

La seconda summer school che segnalo è la Societing summer school, che si tiene più o meno negli stessi giorni, dal 24 al 30 agosto vicino a Salerno, a pochi km dalla costiera amalfitana. La summer school di Societing si propone esplicitamente di indagare sul concetto di innovazione sociale, sugli strumenti e i metodi da applicare al contesto italiano e mediterraneo, in piena sintonia con il luogo stesso dove si tiene la scuola. Il legame di questa summer school con il suo territorio è inoltre evidente in uno dei temi ai quali i partecipanti saranno chiamati a lavorare, definito come “Rural Hub” e legato a uno dei tre macrotemi del programa: Social Innovation, Downshifting e Rural Solution, appunto. Lo sguardo sul territorio che offre la scuola ha però un carattere globale, una propettiva lungo termine che mira a costruire un vero e proprio “cambiamento valoriale.” Il programma, anche in questo caso, è fitto: Social Enterprise e reputation economy, Sostenibilità ed Ecobusiness, Business model canvas, Life cycle ecocanvas, Crowdfunding e inducement prizes e vari altri temi ad essi connessi. Tanti sono i docenti illustri, le candidature si sono già concluse e proprio oggi dovrebbe essere pubblicata la graduatoria. Societing non è solo una filosofia – “un tentativo di assecondare il processo di socializzazione dei processi produttivi”-  ma è anche, tramite l’Accademia mediterranea, un osservatorio sull’innovazione sociale proprio nel contesto mediterraneo.

Entrambe queste summer school non hanno certo avuto problemi a trovare i partecipanti, questo dimostra l’attenzione al tema e la necessità di tenere vivo e proficuo il dibattito, per trasformarlo al più presto in buone pratiche di innovazione sociale.

Per me che sarò lontana non mi rimarrà che seguire sui social media quel che accadrà in Italia nell’ultima settimana di agosto, ma non tarderanno report e e-book da scaricare così come ha fatto RENA con l’edizione dell’anno scorso.

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26.giu.2013 Progettare servizi nella zona ibrida tra pubblico e privato: una possibile forma di innovazione sociale

gov jam

Il designer di servizi che vuole produrre innovazione e che desidera immergersi in una sfida avvincente ha una grande opportunità: progettare servizi per e con la pubblica amministrazione.

Il design dei servizi sta incominciando a diffondersi come pratica di ri-progettazione dell’esistente, non solo di attività ex-novo. E quale altro settore più di quello della pubblica amministrazione ha bisogno di servizi efficienti, trasparenti e user-centered? o meglio ancora community-centered?

Progettare servizi con la pubblica amministrazione va aldilà di organizzare e rendere disponibili open-data, significa ripensare il front-office (e ove possibile il back -office) di molti dei servizi al cittadino.

In attesa di avere un ufficio di design dei servizi all’interno di ogni pubblica amministrazione e di istituire una figura professionale che risponda al “designer comunale” (e non è solo una provocazione..!) si possono vedere dei segnali di cambiamento in moltissime delle iniziative portate avanti nell’ultimo periodo.

Penso in particolare alle GovJam, un formato internazionale nato dagli start up week-end (2 giorni per sviluppare progetti d’impresa originali) cercando di applicare la stessa metodologia alla governance locale.

Nelle GovJam si mettono attorno allo stesso tavolo di progetto vari attori: dipendenti pubblici, imprenditori sociali, designer, architetti, semplici cittadini e in sole 48 ore si cercano soluzioni concertate ai problemi delle nostre città, dai trasporti, alla manutenzione stradale, alle difficoltà burocratiche.

Ho avuto l’occasione di partecipare tra il 4 e il 6 giugno alla GovJam di Scicli, in Sicilia, organizzata da Vincenzo Di Maria, Pietro Savà, Claudia Busetto e Francesco Carollo e di collaborare con professionisti e funzionari della pubblica amministrazione locali. Ho imparato una cosa: la voglia di cambiamento nel settore pubblico è molto forte, e vi sono già delle leve al suo interno che possono essere potenziate. Il punto di partenza è l’ambizione/necessità di migliorare i servizi esistenti per poi passare all’ascolto della comunità locale e quindi immaginare soluzioni ad hoc, ma possibilmente replicabili altrove.

La Gov Jam è avvenuta in varie città del mondo, da Barcellona a Camberra, a Berlino, l’aver partecipato in un contesto sfidante come quello di Scicli in Sicilia, mi ha sicuramente permesso di vedere le cose da una prospettiva super-locale, ma usando metodologie e mostrando buone pratiche valide ovunque. Un gioco di scale sul quale riflettere meglio.

Rimane da capire se quest’onda di service-design activism potrà trasformarsi in progetti reali e dar luogo a una sorta di secondo welfare che si innesta alle pubbliche amministrazioni, il cantiere intanto è stato aperto.

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24.mag.2013 DESIGN SCHOOLS AS INCUBATORS OF SOCIAL Entrepreneurship/ Il mio articolo sulla ricerca nel design dei servizi e l’incubazione di impresa sociale

cumulus

Pubblico qui l’abstract dell’articolo presentato la settimana scorsa alla conferenza DRS Cumulus Oslo 2013 - Design Learning for Tomorrow Design Education from Kindergarten to PhD, 2nd International Conference for Design Education Researchers. E’allegata la presentazione e il link all’articolo intero.

presentazione/slides

articolo

I am here publishing the abstract of the article presented last week  at the conference DRS Cumulus Oslo 2013 - Design Learning for Tomorrow Design Education from Kindergarten to PhD, 2nd International Conference for Design Education Researchers. Here are the links to the slides and to the whole article.

presentation/slides

article

This paper aims to reflect on the intersection of design education, research and social enterprise incubation within a design studio run as part of the Master in Product Service System Design at the Politecnico di Milano, School of Design.

Entitled “Accidental Grocers”, it aimed to explore the potentialities of Service Design applied to “Local Distribution Systems” to provide the city with local food.

Students were requested to rethink the way we do food shopping and to propose services based on collaboration, making use of existing assets, and creating unusual connections between profit and not-for-profit, amateur and professional, market and society.

As experienced in previous workshops at Politecnico di Milano and Tongji University in Shanghai (Meroni 2011), the studio was related to an on-going action research project to create short chain food services in a district of Milan.

The aim was to develop ready-to-use solutions, establishing direct connections with citizens and local stakeholders, using methods of community centered design (Meroni 2008) and simulating the conditions for incubation in a real context.

This experimentation field functioned as a “protected environment” (Ceschin 2012) to test potential service start ups and to develop entrepreneurial teaching and learning practices, as suggested by Herrmann from Nesta (2008).

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