27.set.2011 La nuova collezione FAY firmata da Aquilano e Rimondi immersa in una videoscenografia al PAC

Ho avuto l’occasione di firmare l’art direction della videoscenografia per il fashion show di FAY, marchio del gruppo Tod’s di Della Valle.

Invece che realizzare una classica sfilata, è stato scelto di presentare la nuova collezione creata da Aquilano e Rimondi attraverso uno spazio espositivo appositamente videoscenografato. La location selezionata è stata il PAC  il quale è solito ospitare mostre ed esposizioni piuttosto che sfilate e perfomance live. Il tutto è avvenuto il 22 settembre, durante la settimana della moda.

La videoscenografia la cui caratteristica principale è quella di immergere gli abiti nelle proiezioni, è composta da quattro ambienti principali:

1. Una parete di ingresso che può essere definita come la intro della collezione,  una parete “sartoriale” che mostra la paletta colori, gli schizzi degli stilisti, gli ambienti urbani di riferimento.

Daniela Selloni

Daniela Selloni

Daniela

2. Un ambiente-stanza che rappresenta l’esterno della “casa Fay”, un edificio mirabolante dove si alternano notte e giorno, natura e città, alle cui finestre si affacciano alternativamente i capi Fay, in una sorta di trompe d’oeil e di vedo non vedo. La casa è moltiplicata dagli specchi che la circondano, creando, a seconda delle angolazioni, un effetto “colosseo” circolare.

Daniela Selloni

Daniela Selloni

Daniela Selloni

DAniela Selloni

3. Un terzo ambiente con l’ingresso  a piccoli gruppi, nel quale ci si immerge in un paesaggio aereo, sono percepibili solo terra cielo, proiezioni a suolo e sul soffitto, con specchi sui lati che moltiplicano l’effetto visivo, sul fronte gli abiti, completamente inglobati nell’ambiente, talvolta terrestre, talvolta marino, tutto quello che si può vedere spiccando il volo, come in un sogno.

Daniela Selloni

Daniela Selloni

4. Il quarto ambiente è l’interno della casa Fay, la stanza più intima della donna che indossa questa collezione: vediamo un orologio-finestra che si affaccia sulla metropoli, un tappeto con le texture della collezione e soprattutto un immenso armadio che muta aspetto, passando dal classico al contemporaneo, riempendosi di oggetti proiettati e abiti reali, rinnovando il gioco tra reale e virtuale.

Daniela Selloni

Daniela Selloni

Trattare una collezione come delle opere d’arte da esporre, raccontarne l’immaginario e l’ispirazione, mostrare il prodotto con un dettaglio sovra-scalato, unire il capo reale alla virtualità della proiezione amplificano e arricchiscono la narrazione di una collezione, che invece che essere mostrata viene raccontata.

Progetto scenografico: Exhibita

Art Direction videoscenografie: Daniela Selloni

Realizzazione videoscenografie: Clonwerk

Ideazione e direzione creativa dei contenuti: Anghela Alò

www.fay.it

19.set.2011 CAR2GO: la nuova via del car sharing progettata (e realizzata) da SMART

car2go

car2go

car2go

Fra le idee “fuori concorso” presentate allo Smart Urban Stage (di cui si è parlato qui) di Milano c’è car2go, il carsharing elettrico progettato dal gruppo di ricerca e sviluppo di Merceds Benz coordinato da Thomas Weber.

Il design dei servizi nel car sharing sta producendo interessanti innovazioni e car2go ne ha introdotte alcune.  L’idea alla base di questo progetto è di “offrire un servizio di autonoleggio a libero accesso, efficiente e flessibile” e quindi cercare di risolvere i limiti delle precedenti esperienze di car sharing. La debolezza più evidente del carsharing tradizionale è quella di limitare la mobilità e la libertà dell’utente che deve prenotare l’auto in anticipo, comunicare il periodo di utilizzo, prelevare l’auto in un determinato luogo e riportarla poi al parcheggio originario.

Con car2go non esistono parcheggi fissi, non esistono obblighi nel momento in cui si compie l’iscrizione, né tariffa base, né deposito cauzionale. Si pagano solo i minuti/ore di utilizzo, inclusi carburanti, manutenzione, pulizie, assicurazione, tariffe di parcheggio. C’è solo una cosa da fare: al momento dell’iscrizione fornire la patente di guida per farvi applicare un sigillo elettronico che consente di aprire qualsiasi veicolo disponibile di car2go. Il sigillo elettronico è l’unico touch point del servizio insieme ad un codice personale che deve essere inserito all’ingresso in vettura in un apposito schermo.

Il progetto pilota è stato realizzato ad Ulm nel 2009, per poi essere esteso a Austin in Texas, poi ad Amburgo, quindi a Vancouver e entro la fine dell’anno sbarcherà ad Amsterdam. E proprio ad Ulm sono stati raccolti i primi dati feed-back del servizio: in 2 anni si sono iscritti 20.000 utenti che hanno effettuato circa 500.000 noleggi, la distanza media percorsa è fra i 5 e i 10 km, sono state coinvolte fasce di utenza nuove rispetto a quelle tradizionali. Inoltre dai primi rilievi effettuati dall’università di Ulm è emerso che, l’iniziativa car2go nell’area urbana, consentirà di ridurre le emissioni di anidride carbonica.

www.smart-urban-stage.com/milan/

www.car2go.com

14.set.2011 Alcune idee di service design allo Smart Urban Stage di Milano

smart

smart

smart

Smart Urban Stage è una manifestazione itinerante incentrata sul tema del “Futuro della Città”, spaziando dal design, all’architettura, alle scienze, ai media. E’ arrivata a Milano il 9 settembre per starci fino al 21, occupando il parcheggio di via Pagano con una struttura temporanea creata da Manfred Wagner.

La discussione attorno al futuro della città si sviluppa in un concorso di idee, “Smart future minds awards”, che ha avuto nell’edizione italiana illustri curatori, dall’ epistemologa Eleonora Fiorani, al designer Giulio Iacchetti, all’architetto Pippo Ciorra.

Quel che ho trovato più interessante, nel recarmi all’inaugurazione il 9 settembre, è il fatto che molte delle idee selezionate fossero immateriali,  legate al mondo dei media e del service design. Segno che anche nei concorsi ci si sta finalmente aprendo ad un nuovo tipo di progettualità, che cerchi di migliorare la vita delle persone non soltanto attraverso il design di prodotto o l’architettura.

Fra i progetti interessanti segnalo “Shareself” una rete di punti di scambio dove si possono trovare prodotti appartenenti a varie categorie, dalla tecnologia, all’oggettistica, ai vestiti. I punti sono allestiti in luoghi già esistenti, come negozi, gallerie d’arte, vari altri pubblici esercizi, nei quali le persone possano incrociarsi e cambiare i propri oggetti con quelli lasciati da altri, si potrebbe dire seguendo un po’ il principio del book crossing.

Segnalo inoltre il progetto “ePart“, descritto come “una soluzione web che facilita la gestione delle problematiche urbane e che consente al cittadino di interagire con la Pubblica Amministrazione, segnalando disagi e disservizi”. Sostanzialmente il servizio fornisce al cittadino uno strumento codificato per evidenziare e comunicare un problema, inviando foto e descrizioni via web o smartphone direttamente dal luogo-sede del disagio. Si tratta quindi di un contemporaneo “strumento di democrazia partecipata”, che fa da ponte fra le persone e le istituzioni.

Concludo aggiungendo che Smart e Merced Benz si fanno promotori di questa imponente operazione di comunicazione per lanciare la Smart Elettrica e la filosofia “electric drive”, che in effetti potrebbe cambiare il futuro delle città, almeno nella mobilità e sicuramente nell’aria che respiriamo.

http://www.smart-urban-stage.com/milan/

04.ago.2011 VACANZE 2011

VACANZE 2011

MICROSUPER VA IN VACANZA.

15.lug.2011 I COMPASSI D’ORO DELLA XXII EDIZIONE: ALCUNE SEGNALAZIONI

COMPASSO 2011

COMPASSO 2011

Il 12 luglio sono stati consegnati a Roma 19 Compassi d’Oro più premi speciali e alla carriera. Ne vorrei segnalare alcuni in particolare.

Uno è quello che ha ricevuto il designer più giovane, Brian Sironi per la lampada Elica prodotta da Martinelli Luce, oggetto che avevo già segnalato in un post precedente (vedi qui).

Il secondo è il premio speciale per il Design dei Servizi che ha ricevuto Slow Food. In questa XXII edizione del Compasso d’Oro per la prima volta nella storia è stata inclusa la categoria del Service Design e sono stati selezionati una serie di servizi molto interessanti. Alla fine nessuno di questi ha vinto il premio e la giuria ha preferito inaugurare la categoria conferendo un premio speciale a Slow Food, per la sua difesa della “biodiversità alimentare e dei luoghi conviviali che hanno un valore storico, artistico e sociale e sono parte della cultura materiale.” Non si tratta esattamente di una motivazione tecnica da design dei servizi, ma è comunque interessante vedere come i servizi attorno al cibo create da Slow Food siano state considerate attività di design e parti costitutive della cultura materiale.

E’ stato conferito inoltre il Compasso d’Oro a un progetto che sposa artigianato e design in un territorio fuori dal classico contesto come quello della Sardegna. Vi è un committente illuminato e promettente come la piccola casa editrice Ilisso di Nuoro che ha selezionato una serie di designer, sardi e non, illustri e sconosciuti per progettare degli oggetti che fossero producibili con le tecniche di artigianato presenti in Sardegna. Il risultato è un vasto parco di prodotti raccolti in una bellissima pubblicazione Domo – XIX Biennale dell’Artigianato sardo”.

Non ultimo il Compasso d’Oro ottenuto dal Dipartimento INDACO del Politecnico di Milano (Stefano Maffei, Paola Bertola, Massimo Bianchini, Beatrice Villari) per la ricerca scientifica DRM Design Research Maps, un’esplorazione della ricerca italiana di design (che ha una tradizione decennale) per individuare gli attori, i temi, le metodologie, le prassi, uno strumento per sensibilizzare le istituzioni italiane sulle potenzialità della ricerca di design.

www.briansironi.it

www.slowfood.it

www.ilisso.it

www.sistemadesignitalia.it/drm/

04.lug.2011 MOBNOTES: UN CASO ITALIANO DI SOCIAL SHARING

mobnotes

Mobnotes è un location-based social network, ossia una rete “mappocentrica” che definisce la nostra identità in base ai luoghi che frequentiamo. E’ una rete sociale in grado di geolocalizzare gli utenti e  di avvisarli via sms su chi e su cosa sta lì intorno.

Mobnotes è l’abbreviazione dell’inglese Mobile Notes ossia “appunti mobili”, queste note virtuali sono scritte dagli utenti stessi: una volta iscritti gli possono scrivere appunti sui locali che frequentano, segnalare eventi e commentari luoghi che hanno visitato.  Si tratta di una vera e propria guida gestita dagli utenti, che consente di restare sempre in contatto con gli amici, informandoli su dove si è e cosa si sta facendo.

Il servizio è gratuito all’indirizzo:http://www.mobnotes.com ed è disponibile anche un’applicazione per iPhone.

L’idea di Mobnotes parla italiano, i suoi fondatori sono Christian Grassi e Gino Micacchi che hanno lavorato sulla loro idea per due anni fino ad essere selezionati al TechCrunch50 di San Francisco, l’unico progetto italiano presente. Hanno ricevuto inoltre il prestigioso riconoscimento italiano che è la selezione all’annuario ADI Design Index 2010, parteciperà quindi alla XXII edizione del Premio Compasso d’Oro ADI, nella categoria Service Design, il 12 luglio 2011 sapremo i vincitori.

Questo servizio è interessante perché più che fare leva sul profilo e l’identità degli utenti si centra sullo scambio di informazioni, su un social sharing piuttosto che su un social gaming, molto più utile e originale, anche fronte a tutti i social network che stanno nascendo dei quali spesso non si capisce l’effettiva differenza rispetto a facebook o altri. Inoltre la metafora dei “post-it geografici” è una buona idea di service design, semplice ed efficace, comprensibile e condivisibile.  Sono curiosa di vedere lo sviluppo di questa rete che per certi versi assomiglia al più al più famoso Foursquare, ma da quale si differenzia per la politica di condivisione delle informazioni piuttosto che sulla mappatura e localizzazione degli utenti.

http://www.mobnotes.com/it

15.giu.2011 IL CROWD SOURCING DI 99DESIGNS: SFRUTTAMENTO DI LAVORO CREATIVO O OPPORTUNITA’ PER DESIGNER E IMPRESE ?

99

99Designs è una piattaforma crowdsourcing con a disposizione una comunità di 108.340 graphic designer specializzati nella creazione di loghi, siti web, t-shirt e  vari altri artefatti di comunicazione visiva.

E’ stata fondata nel 2008 da due giovani designer, Mark Harbottle e Matt Mickiewicz, con sedi a SanFrancisco e a Melbourne. I due giovani fondatori sostengono che si tratti essenzialmente di un servizio pensato da “designer per altri designer” in modo da costruire un luogo di scambio sicuro e regolamentato, con processi di interazione semplici ed efficaci, senza la pesantezza e la complessità di strutture come le agenzie di comunicazione.

Non solo, in questa maniera i designer avrebbero l’opportunità di avere accesso ad un vasto numero di clienti, offrire il proprio lavoro, migliorare le proprie capacità e confrontarsi con gli altri professionisti della rete. Sostanzialmente il funzionamento e questo: un potenziale cliente invia una richiesta su tipo di progetto che necessita, ad esempio un logo, specificando quanto è disposto a pagare. I designer che desiderano partecipare inviano una loro proposta entro sette giorni. La quantità e la qualità dei lavori inviati dipende dalla cifra che il cliente è disposto a spendere, anche se in realtà quasi tutti i progetti richiesti si fermano ad una cifra di circa 500 dollari. Il cliente riceve in genere una grande quantità di proposte e paga soltanto quella che sceglie, se nessuna gli piace, gli vengono restituiti i soldi.

Se da una parte questo tipo di mercato on-line della creatività ha il pregio di mettere direttamente in contatto clienti finali e creativi, saltando intermediari tradizionali come agenzie e studi, cercando di regolarizzare i meccanismi delle gare e semplificare i processi di proposta e accettazione, dall’altra opera a mio parere una svalutazione del lavoro creativo e una vendita spregiudicata. Accade che spesso il prezzo pagato sia molto basso rispetto a quello di mercato, comunque un gran numero di persone si trova a lavorare gratis, ossia tutti quelli che non vincono la competizione, e si tratta di centinaia di designer. Da una parte è sicuramente positivo che anche piccole imprese e singoli individui possano finalmente avere accesso a progetti di comunicazione visiva, tuttavia a me sembra che questo mercato di creatività faccia perdere un po’ il senso del progetto e della collaborazione fra il cliente e il designer, banalizzando tutto il processo creativo e non garantendo comunque progetti di qualità. Insomma se da una parte designer come  me e altri si battono quotidianamente per far comprendere ai clienti che il lavoro creativo, anche quello dei grafici è un lavoro intellettuale e di alto profilo, operazioni come quella di questo sito vanno esattamente nella direzione opposta.

Nonostante sia d’accordo con il carattere innovativo e democratico, la contemporaneità e le potenzialità di espansione che il NewYor Times e Forbes hanno decantato in vari articoli, rimango dell’opinione che il crowd sourcing nell’ambito creativo abbia una serie di ambiguità che vanno risolte.

http://99designs.com/

25.mag.2011 IL FUTURO DEL BUSINESS E’ CONDIVIDERE. PAROLA DI LISA GANSKY.

the mesh

Lisa Gansky è l’autrice di “The Mesh. Why the future of business is sharing “ e curatrice del sito-directory meshing.it

“The mash” è la maglia, una rete informatica “a maglie” dalla quale stanno nascendo nuovi modelli di business. Lisa Gansky sostiene infatti che il futuro degli affari sia quello di condividere ogni sorta di cose, tramite un sistema a noleggio ottimizzato per la tecnologia intelligente o addirittura attraverso i sistemi peer-to-peer (rete paritaria).

Il suo sito è una vera e propria directory dove si possono trovare le “aziende-maglia” divise per settore, dai trasporti, al cibo, al divertimento, ai libri ecc. tutte accomunate dall’idea di accesso ai beni e da un abbandono dell’idea di possesso. Forbes ha recensito Lisa Gansky sostenendo “The mesh is a major trend which will shape business in the next decade.” Il futuro sembra quello di tornare a logiche pre-capitalistiche di condivisione e scambio, giovandosi però delle immense opportunità di contatto offerte dalla rete e dalla velocità del circuito virtuale di domanda-offerta. I prodotti e i servizi del futuro saranno quindi condivisi, con una forte partecipazione delle comunità di utenti, l’espansione di un contesto dove si stabiliscono delle relazioni di fiducia.

Se vi volete perdere a navigare nella sua directory di “Mesh-companies”, troverete davvero di tutto, i settori della musica e dei trasporti sembrano essere quelli più avanzati nel loro essere più “mesh” di altri basti pensare ai sistemi di car-sharing o a siti come iTunes.

http://www.meshing.it

16.mag.2011 MICHEL BAUWENS E L’ALTERNATIVA PEER TO PEER

LOCANDINA

Sono molto curiosa di sapere cosa racconterà domani Michel Bauwens, nella sua conferenza al Politecnico di Milano, intitolata ” The political and social implications of a shared design world”.

Michel Bauwens è fondatore della Foundation For Peer To Peer Alternative e portatore di un pensiero molto originale, secondo il quale, la logica del peer to peer, tradizionalmente legata alle reti di file sharing, non sia soltanto una nuova tecnologia, ma un nuovo stile di vita, che varca i confini della rete per supportare la vita reale.

Il peer to peer scardina la tradizionale logica dall’alto del capitalismo a favore di una logica dal basso, non gerarchica, per aprirsi alla creatività e alla capacità di produrre contenuti da parte del pubblico.

Questa produzione di una conoscenza aperta costituisce il punto di partenza per creare anche un processo “aperto” di design, un design collaborativo e partecipativo, con una gerarchia poco marcata , dove tutti, utente e designer lavorano per il bene del progetto.

Politecnico di Milano, Aula F.lli Castiglioni, Edificio PK Via Durando 10, ore 17.30

www.polimi.it

http://p2pfoundation.net/The_Foundation_for_P2P_Alternatives

06.mag.2011 SERVIZI ON THE CLOUD: UNA METAFORA CHE E’ FORSE ANTICIPATRICE DEI SERVIZI DEL FUTURO

the cloud

La parola del momento sembra essere “cloud”, o meglio l’espressione “on the cloud” riferendosi ad una serie di contenuti sempre accessibili in una “nuvola”.

L’ambito in cui si usa questa espressione è quello informatico, inizialmente si riferiva essenzialmente ai servizi di storage “on the cloud” come dropbox e boxnet.

I servizi on the cloud  attualmente non riguardano soltanto attività di storaggio, ma forniture in outsourcing di applicazioni o licenze, riducendo per le aziende gli investimenti in IT proprio perché nella “nuvola” sono sempre possibili implementazioni, senza dover procedere con alcuna installazione hardware ed investendo solo nei servizi scelti in modalità “pay-as-you-use”.

I servizi “nella nuvola” sono erogabili immediatamente, senza bisogno di dotarsi di strutture ad hoc, sono servizi modulari e flessibili, se ne può prendere solo una parte e decidere di attivarne in seguito un’altra.

Possono riguardare ambiti diversi, ad esempio applicazioni web-based capaci di sostituire le classiche suite da ufficio, come i colossi GoogleDocs e Microsoft OfficeLive, oppure in alternativa i siti come Thinkfree.com e Live-documents.com. Ma le attività da compiere on the cloud non riguardano solo l’ufficio ma anche la visualizzazione: Chartle.net e Gliffy.com ad esempio permettono di sviluppare grafici e schemi, che possono essere personalizzati e condivisi, Preezo.com consente di realizzare presentazioni, Splashup.com serve per elaborare immagini, con funzioni simili ad Adobe Photoshop. Vi sono poi servizi on the cloud che riguardano il suono, la programmazione di siti web, la conversione dei formati dei file, addirittura ve ne sono alcuni di supporto alle attività creative di brain-storming come Exploratree.org.uk  e via via penso che si estenderanno a tantissimi ambiti.

Mi sembra che il mondo del service design possa prendere tantissimi spunti da quel che sta accadendo nel web: i servizi on the cloud, l’open source e il crowdsourcing sono sicuramente delle attività da tenere d’occhio, rappresentano interessanti modelli di funzionamento, essenzialmente basati sul concetto chiave del service design che è l’accesso. In questo caso, appunto, un accesso assolutamente potenziato, innovato, moltiplicato.

Credits immagine (solo come spunto immaginifico): MIT Senseable City Laboratory, Raise the Cloud