24.apr.2013 Service Makers: dall’autoproduzione di prodotti all’autoproduzione di servizi / from self-production of products to the self-productions of services

service makers daniela selloni

Pubblico qui l’abstract dell’articolo presentato la settimana scorsa alla 10th European Academy of Design Conference _ Crafting the Future,Göteborg. E’allegata la presentazione e il link all’articolo intero.

I am here publishing the abstract of the article presented last week  at the 10th European Academy of Design Conference _ Crafting the Future,Göteborg. Here are the links to the slides and to the whole article.

Presentazione – slides

Articolo intero - whole article

In questo articolo si vuole tracciare un parallelismo fra l’autoproduzione di oggetti, definita come attività di making, e l’autoproduzione di servizi, raccontata attraverso i servizi collaborativi.

Entrambi questi processi sono il risultato di un rinnovato attivismo da parte degli utenti che si inscrive nel panorama delle Comunità Creative (Meroni, 2007). Si intende poi descrivere brevemente il contesto urbano nel quale è maturata questa forma di cittadinanza “attiva”, sia nella progettazione che nello sviluppo di beni e servizi, in connessione agli scenari della Sharing Economy e Collaborative Consumption (Botsman e Rogers, 2011).

In particolare si vuole raccontare come i servizi collaborativi realizzati dai cittadini costituiscano una forma di service-making, di vera e propria azione semi-imprenditoriale sul territorio delle città. Un esempio significativo ne è la creazione di un Local Distribution System all’interno del progetto di ricerca “Nutrire Milano.Energie per il cambiamento.” un progetto strategico di design per lo sviluppo territoriale (Meroni, 2011)  con l’obiettivo di creare una rete di servizi a filiera corta per connettere agricoltori periurbani  e abitanti della città in maniera diretta.

Il ruolo del designer in queste attività è in via di definizione, ma è sempre più vicino a quello di facilitatore e di “community coach” (Cantù et alt, forthcoming 2013), che partecipa sia alle attività di co-progettazione che a quelle di sviluppo del servizio. Rimane aperta la questione della strategia di uscita del designer da questi processi e quale sia il futuro possibile dei servizi nati in tali contesti. In particolare ci si domanda se sia possibile favorire un’attività di pre-incubazione che trasformi servizi collaborativi informali in vere e propie start -up di imprese sociali.

Si intende quindi prefiguare alcune potenziali evoluzioni del service-making, fra le quali la possibilità di creare delle strutture a supporto di queste attività, che per continuare il parallelismo iniziale possono configurasi come veri e propri Fablab di servizi nelle città, meglio definiti con l’espressione di “Distretto Urbano di Servizi Collaborativi”.


In this paper we are seeking to draw a parallel between the self-production of objects – making (Micelli, 2011) – and the self-production of services, as in collaborative services.

Both processes result from a renewed activism on the part of users, which we find in Creative Communities (Meroni, 2007). We will briefly describe the urban context in which this kind of “active” citizenship has matured, both in the design and in the development of goods and services, with reference to scenarios of Sharing Economy and Collaborative Consumption (Botsman and Rogers, 2011).

We particularly wish to highlight how the collaborative services brought into being by ordinary people constitute a form of service making, with a truly semi-entrepreneurial impact on the city and surrounding area. One significant example is the Local Distribution System created within the research project “Feeding Milan. Energy for change”, a strategic design project for place development (Meroni, 2011) aiming at creating a network of services to connect farmers in the peri-urban area directly to consumers in the town.

The role of designers in this activity is still being defined, but it is increasingly moving towards that of facilitator and community coach (Cantù et alt, forthcoming 2012), a figure participating in both the co-production and the development of the service. The exit strategy for designers from these processes and the possible future of services born in such contexts remains an open question. We particularly wonder whether it would be possible to foster a pre-incubation activity that could transform informal collaborative services into actual social enterprise start ups.

We are therefore seeking to prefigure potential evolutions of service making, among which the possibility of creating support structures for these activities. To continue our initial parallel, these could take the form of Fablabs for city services, better defined as “Urban Collaborative Service Districts”.


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03.apr.2013 “Design per il sociale” al fuori salone 2013: una nuova categoria per il Compasso d’oro Adi

design per il sociale

L’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) apre questo imminente Fuori Salone 2013 con l’esposizione “Design per il sociale”, azione che ha un significato molto importante.

Infatti è il preludio all’inclusione della categoria “Design per il sociale” nella prossima edizione ADI Index 2014 e potrà quindi concorrere per il Compasso d’oro. Un po’ come era successo nell’edizione precedente con l’istituzione della categoria “Design dei Servizi”

L’esposizione “Design per il sociale”, a cura di Patrizia Scarzella, Valentina Downey e Maria Cristina Tommasini, sarà allestita presso la sede dell’ADI in via Bramante 29 e comprenderà una selezione di 11 iniziative italiane in vari ambiti: “dalla formazione e dallo sviluppo dei prodotti per le comunità artigiane in situazioni di disagio sociale, alla creazione di laboratori permanenti di oreficeria, confezione e decorazione in Asia, al sostegno alla piccola imprenditoria femminile in Africa, al progetto dell’ambiente urbano per le zone terremotate dell’Emilia, alla comunicazione sui temi più significativi dei nostri tempi, come l’uso corretto della fondamentale risorsa dell’acqua.”

L’iniziativa è in linea con quanto sta accadendo in questo momento: l’innovazione sociale è uno dei temi caldi e il designer può essere visto come il portatore di questa innovazione, non solo per l’importante contributo che è in grado di dare in termini progettuali attraverso le sue competenze, ma anche per “riesumare” la sua storica “funzione sociale“, contribuendo attivamente a costruire il benessere di una comunità.

Negli ultimi anni moltissimi designer si sono occupati di questi temi, e lo hanno fatto utilizzando strumenti di co-design e progettazione partecipata, diventando degli attivisti nella società, tanto che si parla di Design Activism e di Design for Social Innovation.

Sono curiosa di capire se l’ADI interpreterà la categoria Design per il Sociale in maniera aperta e lungimirante, senza limitarsi a casi del terzo settore e del no profit, ma anche includendo casi profit, da vera impresa sociale. Sono convinta che debba essere una categoria aperta per non diventare la “categoria buonista”, ma debba costituire un riconoscimento alle imprese e ai designer che hanno saputo pensare al benessere della comunità in maniera innovativa e efficace.

www.adi-design.org/design-per-il-sociale

Design per il sociale 9-14 aprile, ADI Associazione per il Disegno Industriale
via Bramante 29, Milano

Ingresso libero – Inaugurazione: 9 aprile, ore 18.30

Orari: 9 – 13 aprile: ore 10 – 21; 14 aprile: ore 10-18

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28.mar.2013 Servizi Legali 2.0: la start up Docracy, come scambiare e firmare documenti on line

docracy

Docracy è una repository per documenti legali e commerciali, una nuova start up nata per risolvere i problemi burocratici che assillano le nostre giornate.

Si tratta di una piattaforma web open source, dove gli utenti possono caricare, condividere, personalizzare e firmare documenti di vario tipo. Quanto più i documenti circolano e sono firmati e quindi validati, tanto più cresce l’affidabilità della piattaforma.

Docracy nasce da un’intuizione di Matt Hall e John Watkinson che partendo dalle loro necessità di imprenditori, elaborano l’idea durante la maratona di scrittura codici ” TechCrunch Disrupt hackathon” di New York nel 2011, si tratta di un evento-competizione per hacker e programmatori.

Continuano poi a sviluppare il progetto e sono finanziati da First Round Capital, Vaizra Seed Fund, Quotidian Venturese e Rick Webb, una storia molto simile a quella di tante start up che stanno nascendo negli ultimi anni.

Docracy parte dalla risoluzione di un problema molto comune e molto sentito, ossia la pessima relazione che quasi tutti abbiamo con la burocrazia, sia come cittadini che come imprenditori, e cerca di fornire degli strumenti facili e immediati da usare. Non è uno sportello legale, nel senso che non fornisce consulenza, ma molti dei documenti sono caricati da avvocati e da esperti di vario tipo, sono divisi per categorie e sono personalizzabili dall’utente.

Questa la loro mission: ” We want to create a library of industry standard documents which will help you save on legal fees and transaction costs“. Quindi una sorta di data base aperto e implementabile, per risparmiare tempi e costi di transazione. Vi è una parte pubblica e una parte privata, dove avvengono le operazioni in maniera sicura e certificata. Il servizio è agli inizi, sono curiosa di sapere come lo implementeranno, se ci sarà un’evoluzione a pagamento con account premium, o se terrà lo spirito hacker degli inizi.

L’ambito dei servizi legali sta generando nuove e interessanti evoluzioni, si tratta inoltre di capire se anche in Italia si può fare qualcosa, dato che il bisogno di partenza c’è ed evidente a tutti i cittadini alle prese con la burocrazia italiana!

www.docracy.com

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18.mar.2013 “Public Lab”, i luoghi dove si incrociano design dei servizi, innovazione sociale e settore pubblico: alcuni casi europei.

public lab

Negli ultimi anni, design dei servizi e innovazione sociale hanno incrociato spesso i loro destini “agganciando” talvolta il settore pubblico, in un comune circolo di attività volto a progettare nuovi servizi insieme ai cittadini-utenti.

Il risultato più visibile di questo “circolo virtuoso” sono i così detti “Public Lab” ossia dei luoghi di innovazione che diventano dei centri attivi nelle città, in grado di concepire e sviluppare nuovi servizi grazie al gruppo di professionisti che li anima e ai cittadini che vengono attratti per partecipare.

Alcuni esempi illustri in Europa sono:

- il SILK – Social Innovation Lab for Kent in Gran Bretagna;

- il Mind Lab in Danimarca;

- la 27e Région in Francia.

Non ho casi della stessa caratura da proporre in Italia, ma spero presto che qualcosa di simile accada.

I Public Lab sono dei luoghi ibridi tra pubblico e privato, vi è spesso una partecipazione ministeriale e uno staff di professionisti di vari ambiti disciplinari, dal design, alla sociologia, al management, un piccolo gruppo di lavoro che non supera quasi mai le 10 persone circa.

Il SILK ad esempio opera nel Kent, in Gran Bretagna, con un forte radicamento alla comunità di residenti ed è un esempio di partecipazione governativa (è nato grazie al Kent County Council) e di imprenditorialità privata, perché in un certo senso costituisce lo spin off di uno dei più importanti studi di service design in Gran Bretagna, Engine.

Il Mind Lab in Danimarca si definisce “a cross-ministerial innovation unit which involves citizens and businesses in developing new solutions for the public sector.” Collabora con quattro ministeri contemporaneamente, ed è stato creato dal Ministero dell’Economia inizialmente con lo scopo di essere un incubatore per idee innovative, ma si è presto evoluto in uno spazio di incontro tra imprese private e cittadini, che insieme collaborano con lo scopo di creare soluzioni innovative nel settore pubblico, in ambiti che vanno dalla casa alla sanità.

La 27 e Région in Francia si definisce un “laboratorio pubblico di trasformazione”, è stato creato dall’associazione dei 26 governi regionali francesi con lo scopo di usare il design thinking e l’innovazione sociale per ripensare il servizio pubblico. Si tratta di un gruppo di lavoro più numeroso che dal 2007 ha già messo in piedi 12 esperimenti locali che ha chiamato “residenze” . Tali esperimenti consistono in un’immersione da parte del designer in un dato contesto per tre mesi, per produrre insieme ai residenti delle soluzioni innovative in vari ambiti quali cibo, vicinato, mobilità ecc.

Mi pare interessante seguire il lavoro di questi laboratori, perché cercano nuove risposte ai problemi del settore pubblico, che eroga spesso servizi a bassa efficacia e efficienza, e lo fanno coinvolgendo offerta e domanda insieme, ossia ministeri, enti vari e cittadini-utenti.

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27.feb.2013 Il design dei servizi al servizio delle start up: una piccola riflessione.

servizi e start up

immagine dal video http://www.campbell-mithun.com/talkinar/

Start up è una delle parole feticcio di questo momento.

Ma non è solo un feticcio, è collegata al fatto che, con la crisi economica e la disoccupazione crescente, molti giovani si “inventano il lavoro” invece che cercarlo invano, diventando imprenditori di start up che molto spesso partono da idee di servizio.

Dando un’occhiata al felice panorama delle start up milanesi è facile notare come molte siano dei servizi a metà tra digitale e materiale, che sfruttano modelli di scambio o condivisione di oggetti, prestazioni, informazioni, secondo quella che è stata definita da Botsman & Rogers la “Collaborative Consumption*” o anche “Sharing Economy”.

In Gran Bretagna ci si può confrontare con un dato molto significativo: il 97% delle imprese sociali ad alto tasso di innovazione è connessa all’offerta di servizi**. Non ho trovato dati confrontabili per l’Italia, ma esplorando il panorama dei progetti vincitori di vari concorsi banditi per start up innovative, ho notato che spesso si tratta idee di servizio, forse perché mettere in piedi un servizio usando risorse esistenti e avvalendosi della rete è una delle cose più semplici e immediate da fare.

Qualche esempio: il bando Changemakers for Expo Milano 2015 ha selezionato 10 idee, con un filtro abbastanza ampio, “utilizzare la tecnologia digitale per generare un impatto positivo su milioni di persone.”

Tra queste ho notato Recyproco, un “social network che permette di scambiarsi gli oggetti, favorire il riuso e calcolare l’impatto ambientale e sociale della condivisione”, collegando vari attori quali artigiani, artisti, aziende, imprese sociali, centri del riuso, semplici cittadini.

Vi è poi Panpan “un’applicazione per smartphone che permette di porre domande in tempo reale a persone che si trovano in una qualunque area geografica, una piattaforma di social information che permette di utilizzare Twitter per inviare domande geolocalizzate”.

Oppure ancora Knock’nswap “una multipiattaforma (virtuale e reale) per lo scambio di oggetti, competenze e tempo nella propria città che si avvale sia di un’applicazione web per la gestione delle attività online sia di spazi fisici dedicati.”

Questi sono solo degli esempi presi da un unico bando per far nascere start up innovative, e mi sembra evidente che la figura del service designer sia necessaria per progettare la meglio questi servizi.

Può sembrare scontato fare questa affermazione, ma in realtà il punto di vista di un progettista focalizzato sull’interazione con l’utente (o con la comunità di utenti) è fondamentale per la riuscita di un servizio, quanto quello di un professionista che ne studia il modello di business e l’impatto sociale/ambientale.

Non ultimo, la prospettiva apportata da un service designer riguarda anche un altro fattore fondamentale, che è quello dell’estetica dell’interazione: questi nuovi servizi in qualche maniera devono essere portatori di una nuova bellezza, al fine di creare “un luogo in cui la qualità estetica sia l’armonia derivante dalla soddisfazione delle aspettative”, come direbbe Aldo Cibic pensando a nuova idea di felicità contemporanea.***

* Botsman, R. & Rogers, R. (2010). What’s mine is yours. How collaborating consumption is changing the way we live. London: Collins.

** Alastair Fuad-luke, (2009). Design activism: Beautiful Strangeness for a Sustainable World. London and Sterling, VA: Earthscan

*** Cibic, A. (2010). Rethinking Happiness (p.21). Milano: Corraini Edizioni.

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08.gen.2013 Nuove frontiere nel Retail Design: fare la spesa in metropolitana in uno scaffale virtuale. Il caso Kikkapromo.

kikkapromo

In varie fermate della metropolitana di Milano e Roma sono presenti da alcuni mesi gli “scaffali virtuali“, ossia delle affissioni nelle quali è possibile leggere con uno smartphone il QR code dei prodotti raffigurati e sapere in quale supermercato si trovano al prezzo più conveniente. Lo scaffale virtuale quindi “espone” un insieme di prodotti, seleziona per noi l’offerta migliore, la geolocalizza, e mostra gli esercizi commerciali dove è immediatamente disponibile. In questo modo si può comporre un carrello della spesa ideale e conservarlo sul proprio smartphone. Tale carrello virtuale costituisce in fondo una lista della spesa intelligente, che tiene conto dei parametri di scelta più importanti: il prezzo e la vicinanza.

Si tratta di una forma di smart shopping elaborata da Kikkapromo che, oltre ad aver elaborato lo scaffale virtuale ha innanzitutto sviluppato un sito internet nel quale è possibile trovare le varie informazioni sui prodotti, informazioni che sono però “processate” perché già selezionate, comparate e localizzate. In questo modo l’utente è sgravato da un’attività mentale che spesso è più onerosa dell’attività stessa di “fare fisicamente” la spesa. In questo senso Kikkapromo lavora in un’ottica di “utente servito”, offrendosi come “assistente alla spesa” al quale delegare noiose e complicate mansioni.

Per avere accesso al servizio è prevista una registrazione tramite Facebook o in maniera tradizionale, in modo da poter essere avvisati ogni qualvolta uno dei prodotti preferiti si trova in promozione, la lista si aggiorna automaticamente al cambiare delle offerte.

Durante le vacanze di Natale lo scaffale virtuale è stato aggiornato con prodotti natalizi, realizzando delle “affissioni festive” e i risultati sono stati molti buoni, panettoni, pandori, cotechini e regali vari sono stati acquistati proprio in questi modo.

Kikkapromo è nata da un’idea di Luciano Mazzoneche, avendo già una consolidata sul web e nella Grande Distribuzione,  ha inizialmente investito capitali personali per poi giovarsi di un contributo regionale per start up innovative, “con l’obiettivo di creare anche in Italia il primo motore di ricerca delle offerte e degli sconti in corso nei supermercati“.

La frontiera dei servizi “aggregatori di informazioni” come aiuto alla scelta e alla decisione si sta allargando sempre di più, da una parte fornisce una risposta ai bisogni dell’utente che è sempre più spaesato di fronte alla fitta rete di offerte e promozioni, dall’altra si trasforma spesso in una vera e propria possibilità di spesa last minute, in pieno accordo con la tendenza di mixare retail e digitale per ottimizzare e allargare l’esperienza di acquisto.

klikkapromo.it

immagine da wired.it

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23.dic.2012 microsuper 2013

2013

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17.dic.2012 Vicini per Casa: il prossimo cohousing milanese in Via Columella, accorrete!

vicini per casaMercoledì 19 dicembre all’Anfiteatro Martesana sarà presentato il progetto “Vicini per Casa” che si realizzerà all’interno di due palazzine in Via Columella, per un totale di 18 appartamenti e molti spazi comuni.

L’idea è di avviare insieme un processo di abitare socievole e sostenibile, partendo dal punto zero della costruzione fino allo scenario di una “convivenza conviviale”. Il processo è supportato da Housing Lab, il primo centro di design di servizi a supporto dell’abitare, che lancia anche la sfida per trovare il numero di famiglie necessarie per poter portare avanti il progetto. L’iniziativa è assolutamente da seguire, sia come esperimento di service design sia come  attivatore di innovazione sociale.

housinglab.wordpress.com/vicini-per-casa

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11.dic.2012 SUPERMILANO: un vero ufficio di Design dei Servizi per il Nord Ovest di Milano

supermilanoLa scorsa primavera ho avuto il piacere di insegnare in un “corso di formazione” molto speciale. L’obiettivo di questo corso era non solo impartire delle nozioni basiche di Design dei Servizi, ma anche quello di selezionare, fra i vari studenti, lo “staff” che avrebbe composto uno dei primi veri uffici di design dei servizi, dove la partecipazione dei cittadini fosse una delle caratteristiche principali.

Il progetto è stato finanziato nel dicembre 2011 da Fondazione Cariplo, nell’ambito del bando “Valorizzare il patrimonio culturale attraverso la gestione integrata dei beni”, con un proposito esplicito: valorizzare il territorio a Nord Ovest di Milano dal punto di vista culturale e turistico.

I servizi di cui si parla sono quindi essenzialmente servizi culturali, integrati con eventi e manifestazioni varie, caratterizzati però da un elevato grado di creatività e progettualità. Quindi belle idee e servizi ben progettati, per uno staff composto da designer, comunicatori ed esperti in beni culturali .

7 giovani tra i 25 e i 28 anni si stanno dando da fare per progettare e mettere in piedi un’offerta di servizi per una rete di ben 16 comuni a nord ovest di Milano (da Bollate a Rho, a Baranzate ecc.)

Il Centro Servizi di Supermilano si propone quindi di ascoltare, connettere, progettare e promuovere il territorio, impresa non semplice, ma nonostante sia nato solo da pochi mesi può vantare già delle iniziative.

- Aprile 2012: “UNA SETTIMANA FRA LE GROANE” con il coinvolgimento dei 16 comuni del sistema e l’apertura gratuita di oltre 60 beni culturali accompagnati da giovani guide volontarie, dove è stata inserita con successo anche la Biennale del Risotto;

- Settembre 2012: “SUPEMILANO CINEMA” con il coinvolgimento dei 12 comuni del sistema, una riproposizione del vecchio formato del cinema all’aperto ma rinnovato nei luoghi e nei contenuti;

- Settembre 2012 “IL MONDO NEL QUARTIERE” con il coinvolgimento delle 72 comunità straniere presenti nel territorio, un reale esperimento di integrazione culturale e sociale.

Tra le prossime azioni, la realizzazione del sito internet Supermilano.org, suddiviso in una serie di categorie volte a presentare il territorio: cultura e arti; agricoltura e gastronomia; sport e benessere; grandi eventi; ospitalita’ alternativa; paesaggi e riserve; impresa e creatività.

In cantiere ci sono inoltre le GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO, 4 giorni per riscoprire i beni storici e ambientali del territorio, con laboratori, concerti, aperitivi e degustazioni e la FESTA DELLA MUSICA, un progetto musicale diffuso per sperimentare un nuovo concetto di divertimento, con il coinvolgimento di tutti i circoli culturali, i bar, i locali, i ristoranti del territorio.

L’auspicio che vorrei dare è che il Centro Servizi funzioni il più possibile come tale, passando da un’iniziale progettazione di eventi a una vera e propria progettazione di servizi permanenti e non solo temporanei.

Il confine fra un evento e un servizio è sempre più labile, tuttavia una delle differenze fondamentali consiste nella possibilità di replicazione e durata nel tempo, offrendo alla comunità un portfolio servizi ibrido, fatto di manifestazioni ed eventi, ma anche di servizi che si possono giustamente testare in queste occasioni per poi potersi prototipare e replicare a lungo termine.

L’iniziativa di Supermilano è da seguire con attenzione, rientra a pieno in quella sfera di collaborazioni fra cittadini, esperti, istituzioni, stakeholder vari, identificabile come semi-pubblica, la quale sta diventando sempre più terreno del service design.

http://www.supermilano.org

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28.nov.2012 Nuova Edizione del Master in Housing Sociale e Collaborativo 2013

housing

Sono aperte le iscrizioni alla seconda edizione del Master del Politecnico di Milano in “Housing Sociale e Collaborativo.
Programmare, progettare e gestire l’abitare contemporaneo“, gestito da Poli.design.

L’inizio del Master è previsto per gennaio 2013.

Tale offerta formativa è unica nel suo genere e secondo me rappresenta una specializzazione molto interessante per architetti e non. Penso inoltre che una delle soluzioni per l’abitare del futuro sia proprio l’housing collaborativo. A  Milano vi sono varie esperienze che vanno in questo senso, offrendo abitazioni e servizi insieme, favorendo la collaborazione di architetti e service designer.

Fornisco alcune info sul Master: è supportato dalla Scuola del Design, dalla Scuola di Architettura Civile, dalla Scuola di Architettura e Società e dalla Scuola di Ingegneria Edile – Architettura del Politecnico di Milano.
 Partner principale dell’iniziativa: Fondazione Housing Sociale insieme a Confcooperative Federabitazione, Legacoop Abitanti e Associazione Nazionale Costruttori Edili e FederLegno Arredo.

Le più importanti Società di Gestione del Risparmio (SGR Immobiliare) hanno aderito all’iniziativa, tra le quali Polaris, Prelios, Investire Immmobiliare sgr e Torre sgr.

L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della Provincia di Milano, dell’ACRI-Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa e dell’Istituto Nazionale di Urbanistica.

Il Master è indirizzato a candidati in possesso di Diploma o Laurea V.O., Laurea Specialistica/Magistrale N.O. in Architettura, Disegno Industriale, Ingegneria, Economia, Scienze Sociali-Umanistiche, Giurisprudenza.

Sono disponibili 8 posti al costo di 7.000 euro anziché 11.000 per coloro che completeranno la candidatura entro e non oltre il 6 dicembre 2012 se ritenuti idonei dalla commissione scientifica del master.

Per partecipare o per maggiori informazioni 
scrivere all’Ufficio Coordinamento Formazione:

formazione@polidesign.net

Tel. 02 2399 5911

http://www.polidesign.net/it/housing

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