26.giu.2013 Progettare servizi nella zona ibrida tra pubblico e privato: una possibile forma di innovazione sociale

gov jam

Il designer di servizi che vuole produrre innovazione e che desidera immergersi in una sfida avvincente ha una grande opportunità: progettare servizi per e con la pubblica amministrazione.

Il design dei servizi sta incominciando a diffondersi come pratica di ri-progettazione dell’esistente, non solo di attività ex-novo. E quale altro settore più di quello della pubblica amministrazione ha bisogno di servizi efficienti, trasparenti e user-centered? o meglio ancora community-centered?

Progettare servizi con la pubblica amministrazione va aldilà di organizzare e rendere disponibili open-data, significa ripensare il front-office (e ove possibile il back -office) di molti dei servizi al cittadino.

In attesa di avere un ufficio di design dei servizi all’interno di ogni pubblica amministrazione e di istituire una figura professionale che risponda al “designer comunale” (e non è solo una provocazione..!) si possono vedere dei segnali di cambiamento in moltissime delle iniziative portate avanti nell’ultimo periodo.

Penso in particolare alle GovJam, un formato internazionale nato dagli start up week-end (2 giorni per sviluppare progetti d’impresa originali) cercando di applicare la stessa metodologia alla governance locale.

Nelle GovJam si mettono attorno allo stesso tavolo di progetto vari attori: dipendenti pubblici, imprenditori sociali, designer, architetti, semplici cittadini e in sole 48 ore si cercano soluzioni concertate ai problemi delle nostre città, dai trasporti, alla manutenzione stradale, alle difficoltà burocratiche.

Ho avuto l’occasione di partecipare tra il 4 e il 6 giugno alla GovJam di Scicli, in Sicilia, organizzata da Vincenzo Di Maria, Pietro Savà, Claudia Busetto e Francesco Carollo e di collaborare con professionisti e funzionari della pubblica amministrazione locali. Ho imparato una cosa: la voglia di cambiamento nel settore pubblico è molto forte, e vi sono già delle leve al suo interno che possono essere potenziate. Il punto di partenza è l’ambizione/necessità di migliorare i servizi esistenti per poi passare all’ascolto della comunità locale e quindi immaginare soluzioni ad hoc, ma possibilmente replicabili altrove.

La Gov Jam è avvenuta in varie città del mondo, da Barcellona a Camberra, a Berlino, l’aver partecipato in un contesto sfidante come quello di Scicli in Sicilia, mi ha sicuramente permesso di vedere le cose da una prospettiva super-locale, ma usando metodologie e mostrando buone pratiche valide ovunque. Un gioco di scale sul quale riflettere meglio.

Rimane da capire se quest’onda di service-design activism potrà trasformarsi in progetti reali e dar luogo a una sorta di secondo welfare che si innesta alle pubbliche amministrazioni, il cantiere intanto è stato aperto.

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