24.apr.2013 Service Makers: dall’autoproduzione di prodotti all’autoproduzione di servizi / from self-production of products to the self-productions of services

service makers daniela selloni

Pubblico qui l’abstract dell’articolo presentato la settimana scorsa alla 10th European Academy of Design Conference _ Crafting the Future,Göteborg. E’allegata la presentazione e il link all’articolo intero.

I am here publishing the abstract of the article presented last week  at the 10th European Academy of Design Conference _ Crafting the Future,Göteborg. Here are the links to the slides and to the whole article.

Presentazione – slides

Articolo intero - whole article

In questo articolo si vuole tracciare un parallelismo fra l’autoproduzione di oggetti, definita come attività di making, e l’autoproduzione di servizi, raccontata attraverso i servizi collaborativi.

Entrambi questi processi sono il risultato di un rinnovato attivismo da parte degli utenti che si inscrive nel panorama delle Comunità Creative (Meroni, 2007). Si intende poi descrivere brevemente il contesto urbano nel quale è maturata questa forma di cittadinanza “attiva”, sia nella progettazione che nello sviluppo di beni e servizi, in connessione agli scenari della Sharing Economy e Collaborative Consumption (Botsman e Rogers, 2011).

In particolare si vuole raccontare come i servizi collaborativi realizzati dai cittadini costituiscano una forma di service-making, di vera e propria azione semi-imprenditoriale sul territorio delle città. Un esempio significativo ne è la creazione di un Local Distribution System all’interno del progetto di ricerca “Nutrire Milano.Energie per il cambiamento.” un progetto strategico di design per lo sviluppo territoriale (Meroni, 2011)  con l’obiettivo di creare una rete di servizi a filiera corta per connettere agricoltori periurbani  e abitanti della città in maniera diretta.

Il ruolo del designer in queste attività è in via di definizione, ma è sempre più vicino a quello di facilitatore e di “community coach” (Cantù et alt, forthcoming 2013), che partecipa sia alle attività di co-progettazione che a quelle di sviluppo del servizio. Rimane aperta la questione della strategia di uscita del designer da questi processi e quale sia il futuro possibile dei servizi nati in tali contesti. In particolare ci si domanda se sia possibile favorire un’attività di pre-incubazione che trasformi servizi collaborativi informali in vere e propie start -up di imprese sociali.

Si intende quindi prefiguare alcune potenziali evoluzioni del service-making, fra le quali la possibilità di creare delle strutture a supporto di queste attività, che per continuare il parallelismo iniziale possono configurasi come veri e propri Fablab di servizi nelle città, meglio definiti con l’espressione di “Distretto Urbano di Servizi Collaborativi”.


In this paper we are seeking to draw a parallel between the self-production of objects – making (Micelli, 2011) – and the self-production of services, as in collaborative services.

Both processes result from a renewed activism on the part of users, which we find in Creative Communities (Meroni, 2007). We will briefly describe the urban context in which this kind of “active” citizenship has matured, both in the design and in the development of goods and services, with reference to scenarios of Sharing Economy and Collaborative Consumption (Botsman and Rogers, 2011).

We particularly wish to highlight how the collaborative services brought into being by ordinary people constitute a form of service making, with a truly semi-entrepreneurial impact on the city and surrounding area. One significant example is the Local Distribution System created within the research project “Feeding Milan. Energy for change”, a strategic design project for place development (Meroni, 2011) aiming at creating a network of services to connect farmers in the peri-urban area directly to consumers in the town.

The role of designers in this activity is still being defined, but it is increasingly moving towards that of facilitator and community coach (Cantù et alt, forthcoming 2012), a figure participating in both the co-production and the development of the service. The exit strategy for designers from these processes and the possible future of services born in such contexts remains an open question. We particularly wonder whether it would be possible to foster a pre-incubation activity that could transform informal collaborative services into actual social enterprise start ups.

We are therefore seeking to prefigure potential evolutions of service making, among which the possibility of creating support structures for these activities. To continue our initial parallel, these could take the form of Fablabs for city services, better defined as “Urban Collaborative Service Districts”.


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