06.mag.2011 SERVIZI ON THE CLOUD: UNA METAFORA CHE E’ FORSE ANTICIPATRICE DEI SERVIZI DEL FUTURO

the cloud

La parola del momento sembra essere “cloud”, o meglio l’espressione “on the cloud” riferendosi ad una serie di contenuti sempre accessibili in una “nuvola”.

L’ambito in cui si usa questa espressione è quello informatico, inizialmente si riferiva essenzialmente ai servizi di storage “on the cloud” come dropbox e boxnet.

I servizi on the cloud  attualmente non riguardano soltanto attività di storaggio, ma forniture in outsourcing di applicazioni o licenze, riducendo per le aziende gli investimenti in IT proprio perché nella “nuvola” sono sempre possibili implementazioni, senza dover procedere con alcuna installazione hardware ed investendo solo nei servizi scelti in modalità “pay-as-you-use”.

I servizi “nella nuvola” sono erogabili immediatamente, senza bisogno di dotarsi di strutture ad hoc, sono servizi modulari e flessibili, se ne può prendere solo una parte e decidere di attivarne in seguito un’altra.

Possono riguardare ambiti diversi, ad esempio applicazioni web-based capaci di sostituire le classiche suite da ufficio, come i colossi GoogleDocs e Microsoft OfficeLive, oppure in alternativa i siti come Thinkfree.com e Live-documents.com. Ma le attività da compiere on the cloud non riguardano solo l’ufficio ma anche la visualizzazione: Chartle.net e Gliffy.com ad esempio permettono di sviluppare grafici e schemi, che possono essere personalizzati e condivisi, Preezo.com consente di realizzare presentazioni, Splashup.com serve per elaborare immagini, con funzioni simili ad Adobe Photoshop. Vi sono poi servizi on the cloud che riguardano il suono, la programmazione di siti web, la conversione dei formati dei file, addirittura ve ne sono alcuni di supporto alle attività creative di brain-storming come Exploratree.org.uk  e via via penso che si estenderanno a tantissimi ambiti.

Mi sembra che il mondo del service design possa prendere tantissimi spunti da quel che sta accadendo nel web: i servizi on the cloud, l’open source e il crowdsourcing sono sicuramente delle attività da tenere d’occhio, rappresentano interessanti modelli di funzionamento, essenzialmente basati sul concetto chiave del service design che è l’accesso. In questo caso, appunto, un accesso assolutamente potenziato, innovato, moltiplicato.

Credits immagine (solo come spunto immaginifico): MIT Senseable City Laboratory, Raise the Cloud