04.mag.2010 TUTTI A TAVOLA! UNA MOSTRA-EVENTO MOLTO CONTEMPLATIVA, POCO INTERATTIVA.

tutti a tavola!

Sono andata a vedere la mostra-evento “Tutti a tavola!”  del COSMIT, inaugurata durante il Salone del Mobile  nella Galleria d’Arte Moderna, Villa Reale di Milano.

Dopo il 19 aprile la mostra si è spostata alla Pinacoteca di Brera ed è in questa versione che l’ho visitata, con mio disappunto.

Infatti la versione di “Tutti a tavola!” ospitata dalla Pinacoteca è povera, contemplativa e molto poco interattiva, oltre che avere contenuti piuttosto ridotti rispetto alla prima versione.

Questo cambiamento andava comunicato, perché un visitatore si aspetta di vedere un qualcosa di correlato all’immagine veicolata con manifesti e promocard, i quali riportano la fotografia di una perfomance della quale non c’è traccia alla Pinacoteca.

Dalla mappa che mi viene fornita all’inizio del mio percorso, mi accorgo subito che la colonna di testo relativa alla precedente “versione della mostra” è molto più lunga e ricca di contributi. Affianco vi è il percorso relativo alla Pinacoteca, fatto di spazi bianchi e sparute righe di testo.  Le immagini sono generali, non vengono attribuite a nessuna delle location.

Inizio il mio giro nella sala IX e vi trovo l’installazione di Peter Greenway sull’opera del Veronese “Cena in casa di Simone”. Si tratta di un intervento quasi invisibile e direi un po’ didascalico. Vi è una proiezione sull’opera, che individua le linee di forza, numera i personaggi e ne scrive il nome, vengono poi illuminati volta per volta alcuni dettagli. Niente di più. Un po’ poco, soprattutto avendo ben in mente quel che aveva fatto Greenway col Cenacolo Vinciano a Palazzo Reale nel 2008. Passo alla sala XV  e mi trovo le opere di Vincenzo Campi, pittore del ‘500 che ha rappresentato il cibo nelle seguenti opere lì esposte: “La fruttivendola”, “La pollivendola”, “La pescivendola”, “La cucina”. Queste opere sono di per sé di grande valore storico e artistico, ma la loro visione è appunto contemplativa, nonostante siano accompagnate da una piccola messa in scena di cibo scenografico fatta da A.J. Weissbard.

L’interevento più degno di nota lo trovo alla sala XXVIII, dove accanto alle opere “ Madonna  del latte” di Luca Signorelli e “Madonna con bambino” del Garofalo trovo la videoinstallazione di Mario Bellini, nella quale sono riprese varie mamme che allattano il proprio bambino, un accostamento di mamme di nazionalità e religioni diverse.   L’installazione mi piace anche per un altro motivo: in passato vi era stata una polemica sull’allontanamento dalla Pinacoteca di alcune donne che allattavano il proprio neonato, l’opera di Mario Bellini mi sembra se non altro una piccola rivalsa, un recupero di umanità.

Il mio percorso si conclude nella stanza XXXI con delle nature morte di Giorgio Morandi, la cucina  ritratta di Evaristo Baschenis e una piccola messa in scena di Margherita Palli, della quale davvero non ricordo nulla di rimarchevole.

Esco pensando che la mostra-evento  si autodefinisce “Arte, Cinema, Design, Profumi, Teatro”, davvero molto autoironico… l’unico valore mi pare sia quello delle opere del 500 e del 600 italiano esposte, del resto che viene decantato  (teatro, design, profumi ecc.)  non c’è traccia.

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